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L’acqua marscia

fontana acqua marscia

Quando ero bambino, più di una volta, mia nonna mi accompagnava al parco Sempione e più precisamente vicino all’Arena per andare a prendere l’acqua marscia.

Ma sì, l’acqua marcia, dal gusto un po’ così, solfureo, puzzolente praticamente di uova marce.  Quella che «fa tanto bene alla salute», e non c’era genitore o nonno che non l’abbia consigliata. E giù bicchierate, magari col naso tappato, la prima volta. Poi si riempivano le bottiglie e si ritornava a casa col nostro carico di benessere.

Le acque termali non sono una novità per Milano, città che è sempre stata ricca di acqua nel sottosuolo. Sono infatti tre le falde che, a diversa profondità, si trovano nel terreno: in ordine, sono la falda di acqua piovana, la falda dell’acqua potabile e la falda (verso i 350-400 metri di profondità) di acqua termale.

Già negli anni trenta vennero costruite a Milano tre fontane pubbliche di acqua termale, detta «acqua marcia» per il forte odore di idrossido di zolfo. Le tre fontane, in classico stile decò, si trovano in viale Piceno (da cui però non sgorga più acqua), in piazza Santa’Angelo sul sagrato dell’omonima Chiesa, che fu arricchita nel 1926 dalla statua di bronzo di “San Francesco che predica agli uccelli”, (collegata all’acquedotto) e al parco Sempione, vicino all’Arena.

La presenza di ione manganese di origine endogena associata alla presenza di idrogeno solforato (degradazione della materia organica contenuta nei sedimenti in mancanza di ossigeno) è causa del caratteristico odore sulfureo che peraltro svanisce dopo qualche minuto.

La fontana, a perdere, di circa 40 mq in pietra e zoccolo in cemento, è costituita da un tamburo ottagonale in pietra con otto elementi decorativi costituiti da teste leonine e relative cannelle, dalle quali fuoriesce l’acqua che si riversa in otto vaschette tonde poste sulla base. Questa fontana, che è stata costruita tra il 1925 ed il 1928 dall’Arch. Ing. Amorosi, ancora oggi sopravvive e versa le sue acque malgrado un cartello con scritto «Acqua non potabile» ne vieti il consumo: in quest’acqua, con la nuova legislazione, si trovano dei sali che non sono adatti per un acquedotto.

Sono passato recentemente in zona e ho visto che qualche pensionato riempie ancora le bottiglie, malgrado il cartello, forse perché è affezionato ai sapori di acqua marscia e di vecchia Milano. 

Dighel ai to amis