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El barbè

barbè

Quando da bambino mia nonna decideva che era ora di tagliare i capelli sentenziava te me paret un lendenun e subito dopo venivo trascinato dal barbè a strattoni perché prevedevo come sarebbe andata a finire.

Il signor Cosimo, di origini partenopee, mi faceva sedere su un seggiolino agganciato alla classica poltrona, si appartava in un angolo con mia nonna per ricevere istruzioni, e poi partiva con la sua opera di restauro.

Malgrado le mie continue lamentele e il pianto ininterrotto l’insensibile coiffeur portava a termine la sua opera congedandomi con un “ora si che sei nu bello guaglione”.

Andare in giro con la testa quasi rasata mi vergognavo, mi sentivo indifeso e oggetto di scherno; ecco perché in questi giorni non ho problemi ad aspettare che derven i barbè.

In questo periodo di chiusura forzata (ndr causa Emergenza COVID-19) da parte dei parrucchieri i capelli si stanno prendendo una tacita rivincita crescendo ad un ritmo forsennato, cosa che non avevo mai avuto modo di constatare prima.

Questa situazione mette in apprensione il mio amico Marco il quale pensa che con i capelli opportunamente sistemati avrebbe un aspetto più attraente anche se mi pensi che cambiaria nagott.

Il mio amico Ettore, invece, se li regola da solo: con una speciale macchinetta si taglia quelli di fianco, in mezzo non ci sono, e quelli dietro sono difficili da raggiungere data l’artrosi così ha una parvenza di codino (ma và ben inscì).

Personalmente non mi dispiace avere i capelli un po’ lunghi perché è sempre stata una mia aspirazione che non ho mai potuto soddisfare per colpa di mia nonna. 

Dighel ai to amis