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El tram cunt la pertegheta

tram

Vi ricordate quando sui tram c’era il bigliettaio?

Nessuno faceva il furbo a viaggiare gratis perché in vettura si saliva solo dalla parte posteriore e si doveva passare davanti al bigliettari in una strettoia che permetteva il passaggio di una sola persona per volta e li si pagava la corsa ricevendo un biglietto solitamente colorato di un rosso sbiadito.

biglietto

Quando il tram era affollato, ed era la consuetudine, il bigliettaio si alzava dal suo seggiolino e a voce alta invitava i passeggeri “avanti c’è postoooo”.

Ora questo personaggio è stato eliminato, avranno sicuramente risparmiato il suo stipendio ma hanno aumentato gli atti di vandalismo alle vetture e hanno dato libero sfogo a quelli che non pagano il biglietto.

I tram oggigiorno sono dotati di un pantografo che li collega al cavo della corrente e questo evita ogni interruzione di servizio, ma quando ero ragazzo io, il tram era collegato al filo con la pertegheta comunemente chiamata troller, versione meneghina di trolley che allora non era una valigia ma l’asta che dal filo portava corrente al motore del tram.

L’asta in questione aveva nella parte superiore, a contatto col filo della corrente, una rotella scanalata che, quando i fili si incrociavano, alcune volte scarrucolava facendo arrestare il mezzo; era compito del bigliettaio rimetterla a posto tramite una fune fissata in cima alla pertegheta. 

Racconto una mia avventura occorsami negli anni ’50, il primo anno che lavoravo alla Pirelli. Una sera d’inverno su Milano gravava una nebbia impenetrabile, una di quelle nebbie che se facevi un giro su te stesso poi non sapevi più che direzione prendere. All’uscita dalla portineria, seguendo il gruppo dei miei colleghi, salgo sul tram 31 che, contrariamente alle altre sere, procede a passo d’uomo scampanellando in continuazione per evidente difficoltà da parte del maneta, (manovratore in meneghino) a vedere la strada. Io ero infastidito perché la scuola mi aspettava entro un’ora e mezza e di quel passo rischiavo di non riuscire a mangiare neanche il panino. Ad un certo punto il tram dopo un breve sobbalzo piomba nella semioscurità e si ferma, il bigliettaio si alza dal suo seggiolino e fa “l’è nagott, se distacà el troller” e scende. Ma l’oscurità e la nebbia rendevano quasi impossibile individuare il filo della corrente così el noster bigliettari  procedeva a tentativi, tutti non riusciti. Alcuni passeggeri, sporgendosi dai finestrini posteriori, tentavano di dare un contributo al povero infreddolito bigliettaio: pussée de chì, no pussée de là, ma in realtà anche loro andavano a naso. Improvvisamente la luce tornò a splendere e il nostro eroe risalì in vettura accolto dallo scrosciante applauso dei viaggiatori al quale si scherniva con un mezzo sorriso mentre si puliva le mani con uno straccio; solo allora mi accorsi che era in età avanzata e coi capelli bianchi: mi ricordò mio nonno e mi fece tanta tenerezza. 

Dighel ai to amis