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La pallina satanica

la pallina satanica

Dario aveva ricevuto in regalo una pallina fatta di gomma piena. Quella palla aveva una particolarità che la rendeva veramente diabolica. Faceva due rimbalzi regolari caricandosi di energia che scaricava poi nel terzo rimbalzo, rendendolo assolutamente imprevedibile.

Per divertirci con questo strumento satanico avevamo inventato un gioco che prevedeva due giocatori con ruoli intercambiabili: il battitore e il ricevitore. 

Il battitore lanciava la palla picchiandola violentemente per terra così da mettere in difficoltà il ricevitore che, secondo il regolamento inventato da noi, poteva afferrarla solo dopo il secondo rimbalzo. Afferrata la palla, il ricevitore diventava il battitore e toccava a lui lanciare il perfido strumento.  

Se avessero chiesto alla vedova Mantovanini un parere su quel gioco,  lo avrebbe certamente definito il parto di menti perverse. Continuate a leggere e scoprirete il perché.

La vedova Mantovanini abitava nelle case de ringhera, in un appartamento situato al piano terra, che si affacciava direttamente sul cortile. 

Nei pomeriggi estivi  si sedeva sull’uscio di casa, e in tutta tranquillità sbrigava i lavori tipici di una massaia: pelava le carote o le patate, sgranava i piselli e la mundàva el ris, mondava il riso. 

La pratica di mondare il riso era, a quei tempi, una normale attività di tutte le massaie.  

Consisteva nel mettere il riso crudo in un largo vassoio tondo di alluminio,  la basleta, e poi con veloci movimenti avanti e indietro, si faceva saltare il cereale per liberarlo da impurità come sassolini, pula e altro. 

Era proprio quello che stava facendo la pia donna in un assolato e tranquillo pomeriggio estivo, del tutto ignara della sciagura che stava per abbattersi su di lei, quando in cortile piombammo Dario ed io armati della famosa pallina.

Iniziammo a giocare. 

Lancio io. Dario afferra la pallina satanica e me la rilancia. Tento di afferrarla dopo il secondo rimbalzo ma manco la presa.

La palla, dopo un altro rimbalzo, finisce dritta dritta nella basleta della povera donna, facendogliela volare via dalle mani. Risott per tuta la curt, risotto per tutto il cortile. 

Grande spavento per la signora che la taca a vusà e a sacramentà, maledicendo noi e le nostre future generazioni. 

Questo fatto traumatizzò talmente tanto la poveretta che da quel giorno,  ogni qualvolta ci vedeva intenti a lanciare la famosa pallina, correva verso di noi urlando e  agitando un tovagliolo, nel disperato tentativo di fermare quello che ai suoi occhi doveva sembrare un folle rituale voodoo.  

Dighel ai to amis