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La bici da corsa

bicicletta da corsa

Quando ho preso la licenza della scuola media, in famiglia erano tutti contenti e decisero di farmi un bel regalo. Mi chiesero cosa mi sarebbe piaciuto e io risposi che volevo la bicicletta da corsa Legnano (storica ditta di biciclette), come quella di Bartali.

Momento di panico generale perché la bici in questione era, ai tempi, un gioiello di meccanica che però aveva il difetto di costare 42.000 lire, che tradotto ai nostri giorni è circa 21 euro. Sembra una cifra ridicola ma si pensi che in quel periodo lo stipendio medio di un operaio era di circa 30.000 lire mensili pari a 15 euro. Mia zia Amalia, che lavorava alla Legnano, si offrì di pagarla a rate decurtando il suo già magro stipendio: grazie zia!

Quando andai a ritirarla, al magazzino in via Cicco Simonetta, uno dei meccanici che mi regolarono la sella, i pedali e il manubrio, fu Umberto Mascheroni detto “Lupo” lo stesso che seguiva Bartali nelle varie corse. Ma la bicicletta non andava forte come quella di Bartali, pensai: mi hanno fregato, ma, mi accorsi, che la fregatura stava nel fatto che le gambe che la spingevano non erano le stesse.

In piazzetta eravamo una decina di ragazzi con la bicicletta da corsa e la domenica si organizzavano pedalate che non erano giretti da poco, facevamo anche 150 km.

Una consuetudine delle nostre escursioni, che si orientavano principalmente verso il nord e le montagne, era che partivamo con un sole cocente dopo un pò ci aspettava un temporale tropicale, dopo ritornava il sole, poi il temporale insomma, era un continuo bagnarsi ed asciugarsi. 

la bicicletta da corsa della Legnano
Giuseppe Reiss da ragazzo in tenuta da ciclista

I ragazzi più benestanti del gruppo erano attrezzati con pantaloncini da ciclista rinforzati nel cavallo, maglietta da ciclista, con marchio Legnano, irrestringibile, scarpette da ciclista con suola rinforzata, mantellina da ciclista con cappuccio. A me, che era già tanto avere la bicicletta, era stato dato in dotazione un paio di pantaloncini di tela che si erano strappati e ricuciti da mia nonna (tant in bicicleta se ved no), una maglietta bianca  (perché te sudet e gu de fà la candegina), e come mantellina un golfino blu che mi era diventato stretto (l’è anmò bel podi minga tral via e poeù anca se el se bagna fa gnent). Il mio look ciclistico aveva il difetto che quando si asciugava si restringeva così, che dopo la pioggia, quando tornava il sole, i pantaloncini e la maglietta mi aderivano al corpo come il costume di superman.

Trascurando queste piccolezze il periodo de la bicicleta de cursa è stato un momento di libertà e di evasione meraviglioso.

Dighel ai to amis