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Storie di altri niguardesi D.O.C.

niguardesi d.o.c.

Alla “rutunda”, in via Hermada 14 a Niguarda, abitava il Signor Angelo, un tipo che aveva una buffa particolarità: muoveva la mascella in continuazione.

Avete presente il continuo ruminare delle vacche? Proprio per questa sua particolarità gli avevano affibbiato il soprannome di sgagnabrod, mastica brodo.
Era un grande amico del Signor Franco, ma la loro amicizia si fermava davanti al tavolo da biliardo.
Le loro epiche sfide a questo gioco si svolgevano quasi sempre al Circolo, si trovava dove oggi c’è il Teatro della Cooperativa. Tanta era la loro rivalità che pur di prevalere uno sull’altro, ricorrevano anche a degli stratagemmi non propriamente corretti.
Per esempio, Angelo, una volta tentò di bruciare la mano di Franco, appoggiando una sigaretta accesa sul bordo del tavolo, un attimo prima che il suo rivale vi posasse a sua volta la mano.

Te vurevet brusam”, “Mi volevi bruciare” fu la reazione stupita di Franco che mai e poi mai avrebbe immaginato che il suo amico/rivale, arrivasse a tanto pur di vincere la partita.
Un’atra volta, entrando nel Circolo, vedemmo Franco che si teneva una mano sulla faccia; aveva preso un colpo di stecca nell’occhio, infatti sulla guancia era ben visibile il segno lasciatogli dal gesso.
Stabilire il colpevole non fu difficile.

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C’erano altri tre giocatori con la stecca in mano, ma solo uno ruminava beatamente con aria soddisfatta.



In curt nova, abitava un’amica di mia mamma che tutti chiamavano “quella del Peloso”.

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Ho vissuto per anni nella convinzione che gli avessero affibbiato quel soprannome perché aveva sposato un uomo particolarmente villoso, in pratica una via di mezzo fra un cristiano e un orangotango.


Poi finalmente scoprii che “Peloso” era riferito sì al marito, ma si trattava del suo cognome.

Dighel ai to amis