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Niguardesi DOC

Niguardesi doc

Voglio farvi conoscere alcuni personaggi che abitavano nelle corti di Niguarda, raccontandovi le loro gesta. Erano Niguardesi di prim’ordine, oggi si direbbe Niguardesi DOC.

Prima spendo due parole per descrivere le corti.
Erano delle piccole enclave, quasi dei minuscoli staterelli autonomi che tanto ricordavano l’Italia dei Comuni. L’appartenenza a una corte si acquisiva sin dalla nascita e ci accompagnava per tutta la vita anche se cambiavamo casa, rione, città e anche nazione. Una persona poteva decidere di andare a vivere anche nel Burundi, ma per gli abitanti di Niguarda restava sempre la Maria quela nasuda in cort di Tapitt ovvero Maria, quella nata in quella tal corte.

Detto questo passiamo ai nostri Niguardesi DOC.
Una persona molto conosciuta a Niguarda era Ugo detto el Sansunin, soprannome appioppatogli dopo che aveva sposato la Sansunina. Vivevano nella cort di matt, la corte dei matti. Una sera lui prese una ciucca formidabile e rincasò gattonando, allora la Sansunina, per punizione, lo mandò a dormire nel fienile. Venuti a conoscenza di questo fatto, i niguardesi iniziarono a dire che el volta i lenzò cun la furca, per girare le lenzuola usa la forca.

A proposito della corte dei matti devo chiarire che non era una succursale del manicomio di Mombello. La chiamavano così per le stravaganze di qualche suo abitante, per esempio di quel tipo soprannominato Merlott, e già il soprannome dovrebbe dirla lunga su di lui.
Amava il buon Dio e lo onorava in tutte le sue creazioni compreso il vino, ragion per cui l’era semper ciucc tradì, ubriaco perso. Un giorno, vedendo le acque del Seveso di un bel color rosso rubino, si convinse che tutta quell’acqua altro non fosse che del buon barbera e allora senza pensarci troppo su, si tolse le scarpe, i pantaloni, scavalcò la ringhiera del ponte e con un perfetto doppio carpiato con avvitamento, si tuffò nel torrente. Fortunatamente qualche volonteroso riuscì a trarlo in salvo, prima che scomparisse tra i flutti.

Nella cort di Tapitt o del Ferdinand, abitava tal Maria, detta la descusida ossia la scucita. Gli avevano affibbiato quel soprannome perché un giorno, mentre si trovava in “camporella” con un giovanotto, alcuni rami le avevano strappato l’orlo della “vestina”. Le sue perfide amiche avevano subito malignato su quell’orlo rotto appioppandole appunto il soprannome di descusida.

Dighel ai to amis