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2 giugno: festa della Repubblica

2 giugno 1946

Era il 1946, la guerra, finita da poco, sembrava già così lontana nel tempo…

Era arrivata la politica e, con questa, la voglia di far tutto di nuovo. Oddio, col senno di poi qualcosa di sbagliato ci siamo accorti che è stato fatto, ma allora era tutto bello quello che era nuovo, volevamo cancellare gli orrori del recente passato. Si doveva mandare via il giovane Re, in quanto la monarchia aveva permesso il formarsi di una dittatura che ci aveva trascinati in una guerra alla quale non eravamo né preparati né all’altezza.

C’era il referendum. Si poteva scegliere fra repubblica o monarchia, si tornava a votare dopo vent’anni e per la prima volta vi partecipavano anche le donne.

Mi ricordo in piazza Duomo e in Galleria, capannelli di persone che discutevano. Ogni tanto arrivava un agit-prop (agitatore politico: in origine, chi era in seno a partiti politici era incaricato della propaganda) con manifestini. Tornavo a casa con le tasche piene di volantini colorati. Un giorno ho preso un giornale, c’era in prima pagina, stampata in verde, una grossa foglia d’edera : era del Partito Repubblicano, allora in prima linea per via del referendum.

Quello che ricordo meglio, era l’immagine del viso di una donna, che sbucava da un giornale (il Corriere della sera) dove, dietro, spiccava la scritta “E’ nata la Repubblica Italiana”.

Il viso pulito e sorridente di questa ragazza ha elettrizzato tutti, perché era l’incarnazione del futuro sereno che ci aspettava.

La fotografia era dappertutto, dalle pagine dei giornali, sulle cartoline, sui manifestini e sui muri. Io ero un ragazzino e in quei capannelli, mi ci infilavo, dando magari fastidio, ma ero curioso ed eccitato da tutte queste novità.

Ma eccitati erano tutti: discutevano, gridavano, litigavano, davano spazio a sceneggiate per attirare l’attenzione dei passanti e cercare di coinvolgerli.

Il paese si stava riscaldando. Un leader arrivò a pronunciare la pesante frase “o la repubblica o il caos”. La votazione si risolse con la vittoria dei repubblicani e il Re di maggio, così chiamato perché durò solo quel mese, se andò dicendo “ i repubblicani avrebbero vinto anche con il 51%, ma la monarchia, con la stessa percentuale avrebbe comunque perso”.

Seguirono scene di gioia per i vincitori e momenti di sconforto per i nostalgici. A esprimersi nel referendum è un’Italia spaccata tra Nord e Sud. Il Nord vota a maggioranza repubblicana mentre il Sud è compattamente monarchico.

Si ballava la sera, anche nei cortili, ma io ero ragazzo e dovevo andare a letto.

2 giugno 2020: questa sarà una festa della Repubblica da ricordare perché, nelle strade di Roma, non vi saranno parate, sfilate di militari e paramilitari, non ci saranno generali e ministri che il 2 giugno 1946 l’hanno letto solo sui libri.
La pandemia è arrivata a fermare tutto. Ma non il futuro di noi italiani che, malgrado qualche volta dimostriamo di essere una compagnia de mal traa insema, abbiamo delle capacità di ripresa non comuni.

Dighel ai to amis