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I regali di Natale

I regali di Natale

La notte della vigilia era magica perché arrivava Gesù Bambino a portare i doni ai bimbi buoni.

Erano gli anni ’50 e la vita cominciava a riprendere un andamento normale dopo gli orrori della guerra. Nella casa di ringhiera dove abitavo, la mattina di Natale era usanza che i bambini, con il vestito della festa, si trovassero in cortile, malgrado il freddo polare e la neve che non mancava mai,  a mostrare i regali ricevuti.

Così quel Natale del ’48 io mi presentai alla compagnia mostrando orgogliosamente il “Gioco dell’oca”, un paio di guanti di lana e una sciarpa dello stesso colore e il libro “Cuore”.
La mia amica Milena aveva una bambola che toccandole la pancia diceva “mamma” e sdraiandola chiudeva gli occhi. Veramente ne chiudeva uno solo perché la curiosità della ragazza l’aveva indotta ad analizzare il meccanismo peggiorandone il funzionamento.
La mia amica Wilma ci mostrò una scatola con un servizio di pentolini in acciaio e in più dispiegò un poster (che allora si chiamava manifesto) con la formazione dell’Inter di cui era tifosa. I genitori avevano una linotipia in cortile, ecco da dove arrivava il manifesto.
Il mio amico Sergio ci mostrò, in un astuccio di finta pelle verde, una penna stilografica “Aurora” e attirò la nostra attenzione sul fatto che indossasse un paio di scarpe nuove color cuoio. Erano, evidentemente, più lunghe dei suoi piedi e ci spiegò che essendo fatte su misura (?) dovevano durare anche l’anno dopo.
I mio amico Nino (il cui nome era Gaetano e da qui la modifica addolcita in Gaetanino, Nino) nato a Milano e padrone del dialetto meneghino, avendo la famiglia di origine calabrese in dono aveva ricevuto un salame piccante lungo circa mezzo metro che era stato portato dai parenti venuti a trascorrere le feste in famiglia ed, esaltandone l’aroma, insisteva perché tutti lo annusassimo.
Infine il mio amico Willy (che tutti chiamavamo Vilì) ci mostrò, avvolti in carta oleata, quattro cuscinetti a sfera che sarebbero serviti nei giorni futuri a costruire un meraviglioso carelott.

Dopo la presentazione dei nostri regali di Natale tutti a casa in attesa del pranzo con i parenti.

Dighel ai to amis