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L’allerta meteo al tempo di Lascia o Raddoppia

Allerta meteo: piove

Alzi la mano chi fra di voi non ha installato sul telefonino l’app per le previsioni metereologiche o quella per ricevere in tempo reale  l’allerta meteo della Protezione Civile

Due belle e utili innovazioni direte voi. Saranno anche belle e utili ma non chiamatele innovazioni. 

Le previsioni del tempo e l’allerta meteo in tempo reale esistevano già ai tempi di Carosello in quel di Niguarda, per la precisione in via Hermada al civico 14, quando i telefonini non erano nemmeno nei sogni dei signori Samsung, Motorola, Huawei e compagnia cantante.  

Per sapere che tempo ci sarebbe stato il giorno dopo bastava rivolgere una semplicissima domanda alla sciora Emilia, per gli amici Milieta: “Milieta cume la va incoeu la borela del sò genoeucc?

Se la risposta era “La va ben”, ci sarebbe stato bel tempo.
Se la risposta era “Incoeu la me fa mal”, la pioggia era assicurata.
Per gli scettici aggiungo che la rotula della signora Emilia non sbagliò mai una previsione. 

L’allerta meteo non era affidata alla Protezione Civile ma ad un mio amico. 

Nei pomeriggi d’estate, mentre le persone pisolavano serenamente, lui scrutava il cielo, vigile e attento come la piccola vedetta lombarda. 

All’avvicinarsi dei primi nuvoloni neri si affacciava alla finestra urlando a squarciagola “Donn pioeuv”.

Come lo sentivano alcune comari uscivano immediatamente sulla ringhiera, rilanciando l’allarme a quelle che non l’avevano sentito; “Rosina ritira la bugada che pioeuv… Teresina sara sù i finester…Mariuccia tira denter la patona (la tenda da  sole davanti alla porta)… Cesira va giò a quattà la bicicleta del to mari”.  

In men che non si dica si scatenava un gran via vai di betoniche, tutte indaffarate a ritirare i panni stesi e le tende da sole. 

Questa sorta di allerta meteo in salsa niguardese funzionò sino al giorno in cui il mio amico decise di burlarsi delle comari, lanciando il suo allarme anche quando nel cielo non c’era l’ombra di una nuvola. 

Per qualche giorno riuscì a ingannare le pie donne, poi una di loro, stanca di essere presa in giro, al grido “Donn pioeuv” rispose urlandogli di rimando “Cupet!” (ammazzati).

Sentirsi rispondere in quel modo fu per lui uno schiaffo morale insopportabile tant’è che offeso e risentito da tanta ingratitudine per il suo impegno sociale, decise di porre fine all’allerta meteo.   

Riflessione finale.
Sarà pur vero che  “nemo propheta in patria”, e questo valeva anche allora in via Hermada 14, però se il profeta ogni tanto el casciava di ball, come dar torto alla comare.

Dighel ai to amis