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La sanità de quand s’eri un bagaj: i strambat

Bertino di Niguarda curava i strambat

Al tempo di Carosello, quando ci procuravamo una slogatura o una contusione, mica ci portavano dall’ortopedico, ci portavano dal Bertino che el curava i strambat

Questo simpatico ometto abitava in Via Hermada 14 nei cà de ringhera, nelle case di ringhiera, ed era considerato il fisioterapista, il chiropratico della corte. 

Dopo aver lungamente palpeggiato la parte dolorante, sollevava lo sguardo e con fare saccente emetteva la sua dotta diagnosi: l’è strambà, l’è un pestùn, hinn i nerv incavalà, che in italiano significa: è una slogatura, è una contusione, sono due nervi accavallati. A quel punto iniziava la terapia.  

Si alzava dalla sedia, si avvicinava alla credenza e prendeva un barattolo contenente quello che a suo dire era l’unico medicamento in grado di curare tutte quelle patologie: la sungia. Come apriva il barattolo un tanfo terrificante iniziava a spandersi per tutta la casa. Quella sostanza dall’odore così ripugnante era semplicemente il sego di maiale, utilizzato dai medegos, gli sciamani di allora, per togliere l’infiammazione e il dolore, l’antesignano del Lasonil.

Dopo quella specie di offertorio, iniziava a strofinare energicamente le parti doloranti con abbondanti dosi di quell’intruglio, accanendosi sul paziente per circa 15/20 minuti. Una volta terminato, ci congedava con la solita frase: doman tè stee mei, domani starai meglio. 

Ovviamente il giorno dopo stavamo esattamente come il giorno prima, però nessuno trovava mai il coraggio di confessarlo ai genitori.
Un’altra seduta a base di sungia, sarebbe stato troppo… anche per noi bambini.  

Dighel ai to amis